JUAN SEBASTIAN di Pizzo

E’ notte e sono sveglio ,tutti dormono, a quanto pare sono l’unico pezzo di pazzo in circolazione dentro questa clinica maledetta.

Non perdo tempo e mi dirigo nell’area fumatori ,santa area fumatori, mi sono rimaste una decina di sigarette , credo che le fumerò tutte.

Domani è il grande giorno , domani si esce , domani torno alla libertà .

E’ passato circa un mese e mezzo da quando sono stato trascinato a forza con manette e camicia di forza in questa location per psicopatici, è passata un pezzo della mia vita senza che io fossi il vero padrone di questa.

I bagagli son belli e fatti da almeno due giorni , non mi resta altro che coricarmi aspettando che i miei genitori mi vengano a prendere e poi addio galera per matti.

“ Juan Sebastian sono arrivati i tuoi”

“grazie Camilla , spero ci vediamo”

“non qui però Juan Sebastian mi raccomando”

“arrivederci fuori allora se non addio cara Camilla , devo dire che sei stata veramente carina durante questa degenza”

“fai il bravo fuori di qui , addio”

E’ si un arrivederci vorrebbe dire una nuova reclusione, una nuova fine senza vie d’uscita ed allora addio infermiera , spero di cavarmela come si deve nella vita quotidiana io che nella vita quotidiana son sempre stato un casinista , non voglio più tornarci da queste parti .

“Juan Sebastian figlio mio , eccoci siamo qua per te” dice mia madre.

“non vedevi l’ora di uscire è ?” dice mio padre .

In più c’è mia sorella Giovanna che mi ricopre d’affetto.

Io ho poche parole per loro , le medicine di cui sono imbottito non è che mi facciano parlare molto anzi devo dire che mi spingono verso il mutismo più assoluto.

Montiamo tutti in macchina , abbasso il finestrino e assaporo il gusto dell’aria fresca in faccia come farebbe un cagnolino , pensarmi cane mi fa sorridere tra di me , era da tempo che non avevo più il riso in faccia , non mi pare vero , me lo gusto e me lo assaporo .

Nonostante tutto adoro la vita.

Fuori dal finestrino c’è Roma con la gente che si manda a fanculo dalle macchine e coi pedoni che attraversano col rosso.

Scorgo il cupolone che regna sulla città eterna, è un bel vedere . Io sono cambiato ma la mia città mi sembra sempre la stessa.

Il tragitto che mi riporta a casa non è poi cosi lungo, mio padre apre la porta , entro e noto subito dei cambiamenti.

Le pareti sono state ripitturate di verde chiaro e la stanza dove dormivo io , che un tempo era di mia sorella, è completamente cambiata . Non ci sono più le scritte che avevo fatto con la bomboletta spray di vernice e tutti i poster e la mutande di una cicciona sono spariti.

A me viene assegnata la stanza dove un tempo dormiva mio padre ( i miei sono separati in casa , mia madre dorme ancora sul divano in salotto)è tutta in ordine e ripitturata.

I miei hanno il terrore che mi possano ancora venire serpi per la testa.Non posso dargli torto.

Sembra che casa sia di nuovo un posto vivibile grazie anche a zio Vittorio , è stato lui a pittare di qua e di la su ordine di mia madre.

Entro nella mia nuova stanza , poso i bagagli e mi sdraio sul letto , le medicine che prendo mi tengono sedato , i miei amici nel periodo passato in clinica sono spariti tutti , non ho nessuno da contattare cosi incomincio a fissare il muro e a pensare.

Sono una sorta di mostriciattolo che nessuno vuole vedere , è come se avessi la peste , mi vien da piangere.

Continuo a fissare il muro ma non mi porta da nessuna parte, forse sto impazzendo di nuovo .

Mi affaccio alla finestra e penso al suicidio.

Che schifo. Nessun uomo si meriterebbe su questa terra certi pensieri.

Per non saper ne leggere e ne scrivere crollo da sonno.

Volete sapere il continuo?

Mi prende a male dovermi alzare dal letto, fosse per me ci passerei l’intera mia esistenza e devo dire che già mi alzo tardi ma non è mai abbastanza . Voglio poltrire .

I soldi che mi danno per il mio disturbo schizofrenico sono pochissimi e devo sempre chiedere del denaro a mia madre . Mi faccio schifo.

Non ho niente da fare a parte pubblicare post su Facebook che nessuno legge, ho il desiderio di rinascere perché in questa vita qua mi sembra proprio di non poter far nulla.

Non ho qualità che servono alla società e anzi con me porto solo problemi.

Non ce la faccio proprio a sopportare tutto questo.

“Bruscolino ! lo sai che tu zio te vuole bene vero?” dice mio zio Vittorio entrando nella mia camera.

“si zi ce lo so ma adesso lasciami in pace”

“stai sempre solo , non ti posso veder cosi”

“è la vita , evidentemente è ciò che mi merito”

“non le voglio sentire certe stronzate. Hai pensato a che potresti fare per passatempo? Per non stare sempre a letto”

“che potrei fare zi ?”

“disegna , dipingi , domani zio ti porta una tela”

“ ma non saprei che farci”

“dammi retta , io pure ho passato momenti bui , fare le cose è un buon modo per non annegare”

“ va bene zio allora aspetto la tua tela , grazie.”

Dipingere mi sembra cosi buffo , però so che su tela ci si son sfogati diversi scoppiati come ad esempio Van Gogh .

In clinica appiccicavo pezzi di riveste alle pareti per ludo .

Ora potrei dipingere anche se non so disegnare.

Zio Vittorio imbocca il giorno seguente con la tela e mi dice :” diventa un artista”.

Non so che farci ,come e dove disegnare , mi scervello ma niente.

Poi all’improvviso vedo un vecchio vinile che non sento mai , lo prendo ed inizio a disegnare semicerchi sulla tela.

Non ha senso ciò che sto facendo ma almeno passo il tempo.

Finiti di fare i semicerchi cerco un oggetto di un’altra forma , non trovandolo tiro fuori la mia post pay evolution dal portafoglio ed inizio a disegnare anche con quella.

Quello che ne viene fuori ?

Un ammasso di righe e curve che si sovrappongono, non fa niente , non lascio la tela cosi com’è ed inizio a colorarla .

Coloro gli spazi che si son creati tra una riga ed una curva. Provo ristoro.

Passa qualche giorno e riviene mio zio Vittorio a casa.

“Bruscoli allora? come ti è andata ? fa vedere”

Gli faccio vedere quell’ammucchio di linee e colori che ho fatto su tela. Non sono soddisfatto del mio operato e anche la faccia di zio Vittorio è titubante.

“ a zi il problema è che non so disegnare . Devo dire però che a colorare mi son trovato bene”

“Bruscoli dobbiamo trovare qualcosa che ti tenga impegnato seriamente ma che ti dia sollievo”

“Hai suggerimenti al riguardo zi?”

“Sai quando facevo il muratore ho rimodellato dei mobili su richiesta. E’ un lavoro duro perché prima devi scartavetrare il mobile con la carta per scartavetrare i muri e poi lo devi ridipingere a tuo gusto. Ti senti pronto per farlo?”

“l’idea mi sembra buona , voglio farlo!”

Ci giriamo tutta casa in cerca di qualcosa da rimodellare, alla fine vedo la mia sedia di legno sulla quale sto inchiodato diverse ore al giorno davanti al computer e decido di iniziare da lei.

Stavolta ho da che fare , non posso stare tutto il giorno a letto.

Mi alzo , mi vesto di fretta e vado al ferramenta più vicino , mi passano accanto delle donne che non sanno che un giorno finiranno nel mio letto per fare sesso con me . Questo lo so solo io . Un giorno diverrò un artista conclamato ed avrò tutto il sesso che mi pare e piace per il mio godimento.

Per il momento mi limito a segarmi su queste donne che mi passano accanto.

Entro dal ferramenta e chiedo tre metri di carta per scartavetrare i muri e della vernice bianca ad acqua per diluire i colori. Seguo i consigli di mio zio Vittorio.

Torno a casa e mi precipito sulla sedia . Non mi pare vero di avere tra le mani una sfida da dover vincere.

Inizio subito a lavorarmela , la giro , la scartavetro con tutta la forza che ho in corpo , con una rabbia da matto col botto.

Sono impegnato tutti i giorni con questa sedia , i miei genitori mi guardano ogni tanto e nel vedermi finalmente impegnato in qualcosa di costruttivo sono felici.

Ascolto musica per lo più classica , i nervi paiono al punto giusto finalmente nella mia vita.

Una volta finito di scartavetrare inizio finalmente a dipingere.

Dipingere mi fa tanto bene oppure no , mi fa toccare il cielo con un pennello e mi fa ripensare a Jessica.

Quanto l’amavo quella donna, fui frainteso quando le scrissi che mi faceva sborrare.

Io ripresi un consiglio di Franco Califano che diceva che non c’è complimento maggiore da dire ad una donna che confessarle che ti masturbi su di lei.

Fui preso per stalker.

Avrò il mio riscatto , diventerò un artista di successo ed allora potrò ripresentarmi da Jessica ed al suo locale dove lei fa l’Art Director.

Le chiederò scusa per i miei modi e lei forse mi perdonerà.

Ogni fottuto mese devo andare dalla psichiatra dell’asl porco di qua e porco di la.

Mi fa perdere tempo io ho la mia sedia da portare avanti.

“Ciao Juan Sebastian come stai?”

“Bene”

“Le stai prendendo le medicine?

“Si”

Fine delle trasmissioni .

Non mi dice mai nulla di interessante questa psichiatra . Non mi fa parlare di nulla . Mi fa solo perdere tempo.

Racconto l’accaduto ai miei genitori e di comune accordo decidiamo che per il mio meglio sarebbe buono uno psicologo privato col quale potermi sfogare.

Tanto paga mia madre.

La prima psicologa col quale ho un colloquio mi fa sdraiare su di un lettino e mi dice di parlare un po di me . Io le racconto che sto dipingendo una sedia , lei mi consiglia un mercatino a Parioli dove poterla vendere. Non capisce tutto il lavoro che sto facendo , per me è una borghesuccia e basta . Bocciata , avanti un’altra.

La seconda psicologa con la quale faccio un colloquio mi fa sedere su di una sedia e face to face mi dice che se mi dimagrisco chissà quante donne posso rimorchiare. La trovo sciatta , priva di competenza . Bocciata anche lei.

Il terzo psicologo col quale ho un colloquio si chiama Eric. Eric mi spiega nel dettaglio la mia situazione clinica raccontandomi del mio disturbo schizofrenico schizoaffettivo , mi fa capire come sto messo ma mi da speranze sul fatto che lavorando su me stesso posso ottenere soddisfazioni nella vita.Promosso.

Da quando mi son messo a dipingere la prima sedia i miei genitori , vedendomi al lavoro per qualcosa di importante, mi hanno dato a disposizione tutte le sedie di legno che ci sono in casa cosi ho potuto sperimentare.

Sto in camera con la sedia davanti e per istinto mi viene in mente che devo addobbarla per renderla particolare.

Al centro del sedile metto la mia sigla ma ciò non mi basta cosi senza pensarci due volte prendo un vecchio vinile con la colonna sonora di gesu cristo superstar e ce lo appiccico sulla sedia la dove c’era la mia sigla.

Contento ma non troppo strappo pagine dal fumetto “diabolik” e le appiccico sulla sedia colorata.

E’ un bel vedere. Finalmente l’opera è al completo.

“Bruscoli ma che hai fatto?”

“In che senso zi?”

“il mio vinile sulla sedia, quello vale oro”

“lo so zi ma a me non piaceva , almeno ora è utile a qualcosa”

“vattene a fanculo”

Mio zio Vittorio sbatte la porta ed esce dalla mia stanza .

Non è d’accordo sul riutilizzo dei vinili.

I vinili sono i suoi , glieli ho rubati io da casa di mia nonna dove stavano buttati.

Ora assumono tutt’altro valore.

Vedo la tv e mi sembra che ce l’abbiano con me, stanno facendo un’intervista ad un artista di successo .

“Juan Sebastian perche proprio le sedie ?”

“ che ne so , forse perche sono da sedia elettrica o che ne so forse perché è l’oggetto di legno che mi relegava davanti al computer , immobile, per ore ed ore.”

“comunque ho io una domanda per voi , sentite qua: se io esponessi le mie sedie con i fumetti di diabolik sopra appiccicati in un museo e se io fossi pagato dal museo per le mie sedie dovrei per caso dare parte dei soldi agli autori di diabolik o loro dovrebbero pagarmi perché io faccio pubblicità al loro fumetto?”

Parlo dell’accaduto con Eric, il mio psicologo che tutto incuriosito mi dice se gli faccio vedere le sedie.

Mi consiglia subito di promuoverle , di crearmi una pagina Facebook per le mie opere.

Appena torno a casa creo subito la pagina “pitta ciò che hai più che puoi” con le foto delle mie opere , e metto in evidenza i post cosi da poter raggiungere più gente possibile.

A contattarmi per le mie sedie sono in migliaia , tanti mi scrivono in privato , tanti mi mettono mi piace . E’ un sogno.

Finalmente ce l’ho fatta, alla faccia di chi pensava non potessi fare nulla nella vita.

Mi rimane una cosa sola da fare : ricontattare Jessica.

Le scrivo : I’m so sorry

Le chiedo scusa e le dico di amarla ancora .

Mi contatta un collezionista-amatore in privato , mi dice di voler esporre le mie sedie ad una mostra . Mi segno il suo nome.

Finalmente ci siamo , incontro questo collezionista - amatore e gli consegno le sedie cosi che parte dei proventi della mostra vadano a me.

E’ la fine, la fine di tutto quel figlio di puttana non era che un ladro .

Si è preso le sedie , le mie sedie.

Sono un idiota , ci siamo solo scritti su facebook , non ho neanche il suo numero di telefono.

Non lo posso neanche denunciare , non so chi sia.

Porco di qua porco di la , rompo la porta della mia stanzetta, spacco le ultime sedie che mi sono rimaste e racconto l’accaduto ad i miei genitori . Loro mi guardano come si guarda uno scemo e peggiorano la situazione . Non so che fare . Tutto il mio lavoro è stato scippato. Mi voglio suicidare

Si è giunta la fine per me.

Non ho più nulla da perdere e ricontato Jessica , le prometto di nuovo amore eterno ma lei niente non mi risponde e allora lo volete sapere che faccio?

Le mando la foto del mio cazzo cosi da impressionargli la memoria.

Mi citofonano a casa , dico : “Chi è ?”

“sono Gennaro , sai chi sono”

Gennaro è un amico di Jessica.

Lo faccio entrare e gli dico : “ fino a qui sei arrivato”

“si che sono arrivato fino a qui, se riprovi ad importunare Jessica io ti uccido. E sappi che se ci riprovi ancora ti denunciamo alla polizia”.

Chiunque sotto minacce simili si sarebbe impaurito . Soprattutto essere denunciato ed infamato mi terrorizzava.

“mi fai schifo “ mi dice mio padre e mia madre si mette a piangere ogni volta che mi vede. Sto nel baratro e stavolta più di altre volte non so come uscirne.

Basta allora , basta sedie , basta psicofarmaci , basta Eric.

Con gli ultimi soldi che mi sono rimasti scendo di casa e vado ad alcolizzarmi.

Giorno dopo giorno la gara con me stesso è finire sempre più ciucco le giornate .Almeno parlo con chi mi da da bere e torno a sciogliermi con la lingua.

Sono rintronato ma almeno sto portando avanti una filosofia di vita che ho interiorizzato da tempo.

Persino mio zio Vittorio non mi parla più.

L’alcool che preferisco sono le birre, me ne bevo almeno 5 al giorno ed in più ci aggiungo in abbinamento il vino con shottini di superalcolici.

Ogni sera muoio ed ogni mattino rinasco.

E ricomincio cosi tutti i giorni.

Mi avventuro , scorgo i murales e vedo tutto ciò che passano le strade.

Un giorno mi imbatto in un annuncio di un corso teatrale .

Non so perchè ma mi segno il numero ed il giorno seguente chiamo per fissare un appuntamento.

Vado alla lezione e trovo gente allegra che dio l’aiuta.

Facciamo esercizi introspettivi tipo camminare immaginandosi di entrare nell’acqua , nel mare.

Tutto ciò che riguarda il teatro diventa a questo punto della storia di mio interesse .

Studio alla grande soprattutto Artaud , lo ritengo uno scoppiato vero.

Sono di nuovo un amante della vita.

“ Juan , hai mai pensato di diventare un comico satirico?”mi dice Leonardo, un attore della mia compagnia.

“sai si fanno bei soldoni con la satira!”

Gli do retta ed inizio a scrivere i miei testi , spinto ed invogliato dalla mia compagnia teatrale mi vado ad esibire ad un open mic in un locale a San Lorenzo.

La mia seconda vita parte da qui , mi contatta un impresario che vuole che mi esibisca tutte le sere al suo locale a trastevere.

Riesco finalmente ad ottenere la mia indipendenza economica per potermene andare via da casa dei miei genitori e bere birra in santa pace.

Ora che avete letto tutto sto popò di roba non vi siete ancora chiesti chi ve lo ha fatto fare a giungere fin qui?

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