IL TEMPO DI UN KEBAB di Pizzo

Nota vocale “Pizzo ci sei ? Che stai a fa? Ti andrebbe di uscire? Che ne dici , ci fumiamo un par de sigarette , ci mangiamo qualcosa e poi tutti a nanna? Il tempo di un kebab e ti riporto a casa.” Questa nota vocale è l’ultimo estratto di vita che mi rimane di lui , del mio migliore amico , di un fratello , di un compagno di sbronze (io bevevo e lui guidava), di un avventuriero appresso ad un mare de stronze , di un ultra fedelissimo delle mie storie , di uno che non riesco al lasciar solo neppure postmorte. Eppure non risposi al suo messaggio, il lavoro il mattino dopo incombeva ed io mi sentivo lacerato nello stomaco, in più ultimamente con Francesco avevo perso i rapporti semplici che ci avevano sempre legato, da quando aveva provato a diventare consulente alla Posta era cambiato ed in più io ne avevo combinata una delle mie facendogli beccare una manganellata per difendermi da due ragazzini ai quali avevo dato un calcio alla loro macchina. Francesco il giorno dopo a quell’ultimo suo messaggio si è suicidato, merda che non si ingoia tanto facilmente specie pensando che si poteva fare qualcosa per evitarlo. Io però se mi permetterete di farlo , continuando a leggere queste paginette, voglio renderlo immortale raccontando le nostre storie , ce ne sono di diverse , voglio che un giallo come il suo , una tragedia come la sua volti pagina e si tramuti in quel che la sua vita è stata, una montagna de umorismo seguita da qualche canna di troppo e le corse spericolate in automobile, un PizzoPazzo sempre affianco fin dai tempi della scuola all’ultimo banco.

TEMPI DELLA SCUOLA

Non mi va per niente di stare in classe , Franco dice che oggi verrà un suo amico nella nostra classe , un nuovo alunno, dice che faceva le medie con noi ma io non ho la minima idea di chi sia . Eccolo, ah si la faccia non mi è nuova, l’ho pure beccato a boccea davanti casa mia che si fracicava la testa sotto la fontanella. Mi saluta lui per primo e mi fa “ Ciao , tu devi essere Pizzo , ho sentito tanto parlare di te da Franco , io sono Francesco” Gli faccio subito “mi ricordo di te, certo non abbiamo mai parlato ma la tua faccia me la ricordo” “ e che faccia ho?” “ sembri buono ma allo stesso tempo con qualche rotella fuori posto , insomma come piacciono a noi” “perche te sei matto vero?ahahah” Francesco mi sfotte o non so che fa con quella risata poi mi invita ad andare nel cortile con lui, alla sua macchinetta e tira fuori un tosaerba dal baule. Gli dico “ te sei matto col botto , che ce devi fa con quel coso?” “lo porto in classe , vediamo che dicono i professori, ahahaha” Ritorniamo in classe e tutti si mettono a ridere a vederlo con quel tosaerba. Il prof di latino non ride per niente e lo manda diretto dal preside che per poco non lo sospende.

I PIU MATTI

“Pi, guido io non ti preoccupare , non me va de sta chiuso in casa” “ Va bene France ! Faremo come dici te “ “ a me pare una stronzata” “ Patri fosse per te non si farebbe mai niente” “su questo concordo con Francesco” “ ma fatela finita tutti e due ! D’accordo abbandoniamo questo posto caldo e sicuro e dirigiamoci direzione campo felice come dite voi” “Siiiiii” urlò Francesco , era capodanno ed il giorno dopo saremmo andati a sciare , almeno per chi era in grado di sciare , comunque sia mangiammo salsicce al sugo con lenticchie , bevemmo vino e all’epoca nessuno di noi fumava Marijuana quindi fumammo tabacco , io forse neanche quello, non mi ricordo, bevevo e basta. Francesco impaziente di trovarsi sulle piste da scii a Campo Felice ci propose in piena notte di imbarcarci in macchina e di andare la sulla montagna. Annoiati come eravamo e con i cazzi in mano decidemmo che la sua era la proposta più interessante , quella più matta e divertente. Salimmo in macchina chi con i conati di vomito e chi completamente lucido, Francesco e Patrizio non bevevano. Partimmo, le luci della strada soprattutto nei tunnel lunghissimi che portavano alla montagna , andando spediti a tutto gas come andavamo , facevano flashare , non avrei mai pensato di trovarmi in un’avventura del genere in piena notte , eppure mi sentivo che stavo esattamente nel posto dove dovevo stare , con i miei amici , completamente liberi. Sembrava non avessimo paura di niente. Arrivammo alla montagna piena di neve e ci fermammo , erano le 3 di notte, il sole sarebbe sopraggiunto tra un bel po. Accendemmo i riscaldamenti ma la macchina ed i vetri si ghiacciavano all’interno lo stesso, ed in piu la macchina non poteva star sempre accesa. Facevano meno venti gradi sotto lo zero , stavamo morendo dal freddo. Decidemmo comunque di rimanere li , avevamo fatto una scelta e la stavamo portando avanti. Vidi una volpe tra la neve e le scrissi : S.O.S sul finestrino. La situazione era critica ma alla fine ci addormentammo ricoperti con tutto quello con cui ci si poteva coprire e sopravvivemmo a quella notte che noi tutti ricorderemo per sempre come tra le più simpaticamente pazze della nostra vita.

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